Attuale situazione di sicurezza in Egitto

Rapimenti di turisti, attacchi alle pipeline del gas, sparatorie tra bande. Il deserto del Sinai, per 30 anni territorio ultra militarizzato e strettamente controllato dalle forze di interposizione di Egitto e Israele, è sempre più fuori controllo. Dopo la caduta del dittatore Hosni Mubarak la penisola si è trasformata in un buco nero in cui beduini, banditi e terroristi possono agire pressoché indisturbati. Dietro ai traffici però non si nasconde l’adesione a un disegno globale jihadista. Piuttosto, il risentimento verso lo Stato egiziano è pronto a esplodere in una insurrezione.

Dopo la caduta del dittatore Hosni Mubarak la penisola si è trasformata in un buco nero in cui beduini, banditi e terroristi possono agire pressoché indisturbati.

L’ESPROPRIO DELLE TERRE COSTIERE. Discriminati per decenni dalle autorità del Cairo – al punto che un quinto della popolazione non ha la cittadinanza egiziana – i beduini denunciano la mancanza di sviluppo, l’esproprio delle terre costiere e l’esclusione dal giro miliardario dell’industria turistica.
LA COLONIZZAZIONE DALLA VALLE DEL NILO. L’Egitto ha abbandonato a se stessi i nativi e favorito la “colonizzazione” delle coste da parte di lavoratori provenienti dalla Valle del Nilo. Meno del 10% di una popolazione – pari a circa 200 mila abitanti  – è infatti impiegata nel turismo. Così, estromesse dai giri ufficiali, le tribù nomadi della penisola si dedicano ad attività illecite per far fronte alla crescita demografica esponenziale e alla mancanza di opportunità.
IL ‘PIZZO’ PER LA PROTEZIONE DELLE PIPELINE. Il ritiro delle forze di sicurezza egiziane dopo la rivoluzione del Febbraio 2011, ha reso i sentieri del deserto l’ambiente ideale per traffici e “racket” di ogni genere. Come quello legato alla protezione delle pipeline che trasportano il 40% del fabbisogno di gas di Israele, attaccate ben 13 volte nell’ultimo anno.
I beduini, infatti, esigono un pagamento per assicurare la tutela di quei condotti che essi stessi minacciano.
CONTRABBANDO DI AUTO E MEDICINE. Fiorisce, inoltre, il contrabbando di auto, medicinali e beni di consumo verso Gaza ancora stretta nell’assedio di Gerusalemme, così come degli stessi palestinesi in uscita dalla Striscia, e di droga e rifugiati etiopi e sudanesi che cercano uno sbocco verso Israele.

Dal traffico di armi al rapimento dei turisti

Il Sinai è anche un importante snodo del traffico di armi, provenienti in gran parte dalla Libia.Il Sinai è anche un importante snodo del traffico di armi, provenienti in gran parte dalla Libia.

Il Sinai è anche un importante snodo del traffico di armi, provenienti in gran parte dalla Libia. Hamas, la formazione islamica che governa a Gaza, ne riceve solo una parte, avendo altre fonti di approvvigionamento. Le altre, rimangono spesso sul “mercato locale”: l’aumento del volume d’affari delle attività illecite necessita infatti che gli stessi banditi siano in grado di affrontare la polizia e l’esercito.
GLI OSTAGGI E IL RICATTO POLITICO. Infine, ci sono i rapimenti di turisti: un’arma di ricatto politico più che un business, in uno schema di rivolta contro uno stato visto come ingiusto e lontano. Nonostante i sequestri siano stati frequenti negli ultimi mesi, turisti e lavoratori stranieri rapiti sono stati rilasciati velocemente e con poco o nessun passaggio di denaro.
IN CAMBIO LA SCARCERAZIONE DI BEDUINI. L’obiettivo dei rapimenti è infatti la scarcerazione dei circa 3 mila beduini detenuti nelle prigioni egiziane. Dopo la campagna di bombardamenti nei resort di Sharm el-Sheikh nel 2004 e 2006, gli attentati di matrice jihadista furono presi a pretesto dal vecchio regime di Hosni Mubarak per attuare un giro di arresti contro la popolazione locale.
Per costringere i mariti latitanti a consegnarsi, vennero sequestrate e torturate anche le donne. Ora, timorosi delle conseguenze, le autorità egiziane si sono affrettate a riesaminare molti casi giudiziari. E i capi tribali hanno concesso fino a metà aprile per il rilascio dei detenuti, prima di alzare ulteriormente il livello dello scontro.
LA NUOVA ORGANIZZAZIONE QAEDISTA. Tra la debolezza dello Stato e il banditismo, si è insinuata l’organizzazione al Qaeda nel Sinai, formata per lo più da pochi salafiti palestinesi in fuga da Hamas ed egiziani evasi dalla galere del regime nei giorni di anarchia rivoluzionaria che seguirono piazza Tahrir.
Si tratta di gruppi jihadisti piccoli, che hanno però discreta capacità offensiva: basti ricordare l’attentato dell’agosto 2011 contro gli autobus israeliani a Eilat.
LE RIVENDICAZIONI DEI NOMADI DEL SINAI. Beduini e terroristi non sono, però, legati a doppio filo, come sostenuto sbrigativamente dal vecchio regime di Mubarak. I nomadi del Sinai sono mossi da rivendicazioni proprie e non condividono l’obiettivo di al Qaeda di instaurare un califfato islamico e distruggere lo Stato ebraico.
Anzi, molti beduini quasi rimpiangono la sovranità israeliana e usano, piuttosto, i rapporti con Hamas e la paura jihadista come strumento di negoziazione nei confronti delle autorità egiziane.
PAURA DI LOTTA APERTA CON LO STATO EGIZIANO. Così come per le pipeline, esponenti della comunità beduina hanno più volte affermato la propria disponibilità a trovare un accordo con il Cairo per eliminare i gruppi radicali. Ma i militari non sembrano avere intenzione di trattare.
Senza un approccio politico alla questione, la richiesta di autonomia potrebbe degenerare presto in lotta aperta contro lo Stato egiziano. E i denari delle armi e dei traffici potrebbero mettere il Cairo in grossa difficoltà.

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